AYRTON SENNA. ON LIMIT...OF DREAM

Le cose ti riportano alla realtà di quanto tu sia fragile; ad un certo punto tu stai facendo qualcosa che nessun altro è capace di fare. In quello stesso momento sei visto come il migliore, il più veloce, ma sei enormemente fragile. Perché in un piccolo secondo, è tutto finito.

IL CORPO E IL MONDO. Leib e Körper

Il mio corpo in realtà è sempre altrove; è legato a tutti gli altrove del mondo. E a dire il vero, è altrove solo nel mondo. Perché è intorno a esse che le cose si dispongono...Il corpo è il punto zero del mondo, dove i percorsi e gli spazi si incrociano.

PHILOSOPHY OF FOOTBALL. Genealogy

Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. Pierpaolo Pasolini.

SPORT PSYCHOLOGY. Mind and Movement

C'è uno stato del movimento umano che accade solo in rare occasioni, di eccellenza e di bellezza...si chiama Grazia; di solito non conosce lo spazio umano, ma i cieli che non possiamo imitare e i luoghi della terra che non possiamo abitare...

PHILOSOPHY OF RUNNING. La Musica del Respiro

Io sento la terra ed il vento e gli alberi. Io sento il loro spirito. Io sento il ritmo della corsa. È come musica. Gabriel Harmony Jennings.

Visualizzazione post con etichetta Ayrton Senna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ayrton Senna. Mostra tutti i post

giovedì 19 aprile 2012

SPORT, THE WAY OF LIFE. A lap with Ayrton Senna

I continuously go further and further, learning about my own limitations, my body limitations, psychological limitations. It's a way of life for me. 
Ayton Senna

A volte semplicemente non si può raccontare l'Amore per lo Sport. Accade nel silenzio che non si distingue. Come un Fuoco che brucia l'anima dentro, nel profondo, una passione nascosta. O una preghiera modesta, una meditazione silenziosa. Accade semplicemente nella vita, senza un perché, come un modo di esistere, che raccontare è difficile. Come una metafora della vita, che una metafora può dire.
Forse nasce tutto con un giorno di pioggia, come questo. Quando improvvisamente scopri che sul terreno bagnato le tue capacità sembrano scivolare via, insieme agli altri che ti superano, che vanno più forte, quando le gocce sul tuo viso si confondono alle tue lacrime. Quando nello squarcio di sole che s'apre dopo la tempesta, e riflette sull'acqua mentre con la testa bassa torni a casa, una voce ti sembra sussurrare che devi insistere, continuare. E allora sei ancora lì, a provare e riprovare, quando altri stanno chiusi in casa...quando ancora cade la pioggia. Lo sforzo, la fatica, il sacrificio. Impari a conoscere il tuo Limite, ad affrontarlo. Mettendo in gioco tutto te stesso, le tue forze, qualsiasi cosa tu abbia...finché riesci a sfiorarlo, a toccarlo quel limite. E allora, all'improvviso, qualcosa succede...più ti avvicini a quel limite, più cresce il tuo polso, più arde quel fuoco, più ti scalda la tua passione...e il tuo cuore va più veloce, il respiro si fa profondo, le mente è una col corpo, tutt'uno col mondo che ti corre dietro, e attorno. E tu guardi avanti, perché ora lo puoi guidare, quel mondo. Ci impari a danzare, nella pioggia. Come un mago del bagnato. E scopri che nessuno è perfetto, ma con umiltà si può ricercare la perfezione continuamente, rimanendo se stessi, coi propri limiti, imparando da se stessi, dai propri errori, dalle decisioni sbagliate, dai fallimenti che inevitabilmente accadono, per far si che non accadano ancora. Scopri che vai sempre più forte, imparando dai tuoi limiti, i tuoi, del tuo corpo, dell'anima, scopri che imparare a danzare nella pioggia delle difficoltà, è un modo di vita. Che lo sport è la tua vita. Una metafora della vita. Perché quando la pioggia termina, puoi affrontare ogni cosa. C'è scritto nel tuo sangue che ora puoi competere, che devi competere, che non puoi farne a meno...con te stesso, con gli avversari, con il tempo...perché tutto accade nel tempo, ha bisogno di tempo, è una sfida al tempo...è semplicemente il tempo della tua vita. E ha bisogno di forza, dedizione, passione...con intensità profonda, e amore mistico, con il corpo e la mente, l'istinto, l'esperienza...puoi volare molto alto. Perché ancora una voce sconosciuta reclama il diritto di vincere, quando i tuoi occhi riflettono la luce di un vecchio giorno di pioggia. E continuare a vincere, e nutrirti della vittoria, per sempre. O tutto finire improvvisamente. Che importa, alla fine non c'è una fine...rimane solo l'Amore...

         
Tommy

mercoledì 18 aprile 2012

SPORT PSYCHOLOGY. The mystic Fire

Il mio corpo è più nella mia anima di quanto la mia anima sia nel mio corpo. Il mio corpo e la mia anima sono più in Dio di quanto siano in loro stessi.
Meister Eckhart

Platone diceva che la Filosofia non è un sapere che si possa insegnare, come succede invece con le altre scienze, ma si genera all'improvviso nell'anima, accade come un dono inaspettato della divina follia, dopo una lunga frequentazione, un lungo allenamento, "come la scintilla che scaturisce dal fuoco e poi si nutre di se stessa". L'amore per la filosofia è come una scintilla da cui nasce quel fuoco in grado di illuminare in maniera profonda l'esistenza trasformandola costantemente in luce e fiamma, e per quanto possa venire insegnato, semplicemente accade. Credo che la stessa cosa si possa affermare per lo Sport, a proposito di quella passione che, quando nasce, si incarna nell'esistenza dello sportivo e vi rimane per sempre. Lo Sport non si insegna, perché per quanto lo si possa insegnare, lo si deve prima di tutto amare, e tale amore è una fiamma che arde dentro e non ci si spiega il perché, come un dono della divina follia. Ma nello Sport può accadere anche un'altra cosa, ancor più bella della passione, simile al fuoco della Filosofia: per quanto ci si possa allenare, e tuttavia solo dopo un lungo, costante e faticoso allenamento, accade all'improvviso sono alcune volte, solo ad alcuni, quasi fossero eletti, di avvertire una strana sensazione, una scintilla che nasce dentro, un Fuoco che arde tutto il corpo, una fiamma che poi si nutre di se stessa e che trasforma il proprio essere: tutto il vissuto si trasforma e sensazioni nuove, mai provate, penetrano il respiro, come essere in una bolla d'aria, un mondo fuori del mondo: allora ci si sente come invincibili, scompare la fatica, si diventa tutt'uno col proprio gesto e ciò che lo circonda. Come giungere ad una soglia misteriosa superata la quale si apre un nuovo paesaggio, come uno scarto che accade di lampo e cambia tutto, come un volo improvviso dopo una faticosa salita. Allora il corridore non sente più l'affannarsi del respiro, né la fatica sulle gambe, semplicemente va, diventa tutt'uno con la sua corsa, è parte di ciò che lo circonda e con esso fluisce...come Abebe Bikila alle Olimpiadi di Roma, quasi che i suoi piedi scalzi diventassero il terreno sotto di lui, una cosa sola con la strada che scorreva; e come lui tanti altri corridori e atleti che, pur senza raggiungere quei traguardi, varcano quella soglia e raggiungono quella sensazione unica, diventare la corsa stessa, o lo stesso gesto atletico; o sentire la simbiosi col proprio mezzo, come un pilota, con la macchina, il sedile, le ruote, il volante, quando si abbassa la visiera e si accende il motore tutto risponde alla sua guida come fosse un corpo solo: "pensi di avere un limite. Così provi a toccare questo limite. Accade qualcosa. E immediatamente riesci a correre un po' più forte, grazie al potere della tua mente, alla tua determinazione e al tuo istinto, e grazie all'esperienza...puoi volare molto in alto!" diceva Ayrton Senna; o padroneggiare un pallone in maniera magica, o il proprio attrezzo di gara, sentire che con quello puoi fare quello che vuoi; o sentire che la pista, il campo di gara, lo stadio diventa la tua forza, l'energia che ti carica come un combustibile che alimenta quel fuoco: "quando mi affaccio al cancelletto di gara, stringo le manopole dei bastoncini ed è il segnale di attivazione...da quel momento in poi entro in trance agonistica. La mente si sgombra di tutto, seguo il mio filo d'Arianna" diceva Giorgio Rocca delle sue gare, un filo che si snoda attraverso le porte, gli ostacoli del percorso, e porta dopo porta diventa più scorrevole e meno intricato, col crescere dell'entusiasmo del pubblico, fino all'arrivo. Ma ci sono esempi di ogni sport, di tantissimi atleti, che avvertono questo Fuoco, in declinazioni diverse, con sfumature diverse; esso può essere descritto in molti modi, è difficile raccontare una sensazione per cui non si ha parole; e può essere chiamato in molti modi da chi lo studia: in Psicologia dello Sport, ad esempio, si parla di "entrare nel flusso", "essere nella sfera", "entrare in trance agonistica", "raggiungere il punto di massima prestazione" e via dicendo...ciò che è comune a tutte le riflessioni è il fatto che è come se nel momento in cui si accende quella scintilla nel corpo dell'atleta la coscienza si annullasse o meglio, raggiungesse uno stato più elevato, non più intenzionalità verso un mondo, ma mondo (spirito assoluto direbbe forse filosoficamente Hegel?): come se il movimento non avesse più un carattere mentale, una mente che lo valuta, lo controlla, lo dirige, ma entrambi, mente e movimento, raggiungessero uno stato di perfetta unione e armonia, una cosa sola, uno stato che unendoli li trascende entrambi: allora è la Grazia, come eccellenza e bellezza del gesto sportivo, come gloria di chi lo compie, e memoria in chi lo ammira! Ciò di cui parla la psicologia va al di là della psicologia, sconfina oltre, perché ogni descrizione è riduttiva, può spiegare, ma non comprendere. Lo potrebbe raccontare forse la filosofia, nella sua umiltà e povertà di sapere, semplice amore-per-il-sapere, una Filosofia dello Sport che possa forse iniziare dalle parole di Platone, o dal Fuoco cosmico di Eraclito - quel fuoco "sempre vivente, che si accende e si spegne secondo giusta misura", un fuoco che accesosi nell'uomo lo rende frammento dell'ordine universale, partecipe per un attimo del mondo divino. Ma più di tutte, forse, quel fuoco divino che si accende sul petto dell'atleta, è un'esperienza Mistica, nel senso proprio del termine: dal greco mistikòs, misterioso, e prima ancora myein, chiudere, tacere...perché di quell'esperienza misteriosa, forse, più che parlare, si deve tacere e ammirare, contemplare la dimensione del sacro che ad alcuni semplicemente accade, come un'esperienza diretta, difficilmente comunicabile. Allora l'estasi mistica che accade, quella scintilla divina che si accende, potrebbe essere letteralmente un e-stasi, un uscita dalla stasi attraverso il suo contrario, il movimento, dove le trame abituali a oggetti, cose o persone, persino verso se stessi, le relazioni statiche, si sfaldano improvvisamente verso quella realtà e-statica, divina, da cui si è in grado di illuminare l'e-sistenza, di vedere la sua realtà ultima, come la Grazia, un fuoco divampato dentro che resta e lascia il segno; un'esperienza che segna appunto, ed appaga, perché chi dedica l'intera vita allo sport, è come in questo stato avesse la sua divina ricompensa, e non chiede altro per 'intero corso della vita, anche se non dovesse ottenere mai una medaglia olimpica, o non vincere mai un campionato del mondo. Essere uno col proprio corpo, uno col tutto, nella Grazia del movimento, dove la fatica è ripagata e si è il mondo in cui si corre, dove niente può fermare. Perché lo Sport, in fondo, è una meditazione silenziosa, una preghiera umile del proprio essere, che attraverso l'allenamento e il duro sacrificio, cerca quella illuminazione; quel Fuoco mistico, quella luce divina: "Il mio corpo è più nella mia anima di quanto la mia anima sia nel mio corpo. Il mio corpo e la mia anima sono più in Dio di quanto siano in loro stessi" (Meister Eckhart).
                                                                                                                                   Tommy



mercoledì 21 marzo 2012

AYRTON SENNA. On Limit...of Dream

Le cose ti riportano alla realtà di quanto tu sia fragile; ad un certo punto tu stai facendo qualcosa che nessun altro è capace di fare. In quello stesso momento sei visto come il migliore, il più veloce, ma sei enormemente fragile. Perché in un piccolo secondo, è tutto finito.
Ayrton Senna

Ayrton era, è, e sempre sarà il numero 1...dei miei eroi, delle corse, dello sport! Così come Achille eroe dei poemi omerici, così lui non seppe non dar corso a quel destino che lo volle "sempre il primo, e il migliore di tutti!" (Omero) fino alla tragica morte; la morte bianca, fredda e improvvisa...il dardo che spegne la vita dell'eroe alla guida dell'esercito greco, nell'ultima delle tante conquiste, lo schianto fatale che spegne il pilota in testa alla gara, durante l'ennesimo giro al comando...perché gli eroi, quelli veri, lasciano un senso tragico della vita, un gusto malinconico per i grandi temi dell'esistenza,  sono esempio di vita, di grandezza...e questo li fa ascendere per sempre al cielo, al mito, al sogno. Ma il senso tragico che gli eroi ci lasciano non è racchiuso semplicemente nella loro triste fine, nella morte...il senso tragico è la loro stessa vita, dal giorno della loro nascita che li destina per sempre a oltrepassare la storia, per entrare nel mito: perché la morte rivela semplicemente un fatto fondamentale, il limite supremo della vita, dell'intera esistenza, che è fondata sul limite: gli eroi sfiorano continuamente i limiti più grandi, vi indugiano e vi lavorano mostrandone un nuovo senso, li spostano con poesia oltrepassandoli fin dove nessuno è ancora riuscito a fare...non solo per se stessi, per proprio vanto...come dono gli eroi ci rivelano e ci ricordano la nostra finitezza, il fatto che la nostra esistenza è limitata e fondata su limiti...e lo fanno nel momento stesso che ce li pongono davanti nell'oltrepasso, lì la loro grandezza...una vita sul limite! Una grandezza che risiede a volte nella fierezza e nell'orgoglio dell'impresa umana, come quella di Achille...nella sfida agli dei: "gli dei ci invidiano perché siamo mortali, perché ogni momento può essere l'ultimo per noi, ogni cosa è più bella per i condannati a morte!" (Achille, Troy): gli dei invidiano le grandi imprese, quelle che travalicano il semplice limite dell'essere mortali, le imprese di guerra che oltrepassano gli scenari umani e si pongono in conflitto con i comandamenti divini...l'ira di Achille, non solo per sé, per propria gloria...per le ingiustizie e le miserie del potere, per l'amico Patroclo! ma in questa grandezza "chi non conosce il suo limite, tema il destino" (Aristotele) ricorda la cultura greca, perché quando si travalica il limite si può eccedere nell'hybris, nella tracotanza, e allora l'occhio invidioso e astioso degli dei si accende e colpisce con la morte, imponendo il limite dei limiti. Il gioco degli eroi è un gioco di limite e illimitato, sempre in sospeso tra l'ascesa e la caduta, la vita e la morte, la storia e il mito!
La grandezza di Ayrton, il mito di Senna, era semplicemente nelle sue parole: nella sua semplicità, umiltà e dedizione al lavoro, anzi, nella sua passione...perché correre ed essere il migliore è semplicemente la passione della sua esistenza, la sua condanna, ciò di cui non può fare a meno: "Correre è la mia passione...è parte della mia vita. Battermi al volante è nel mio sangue. Non sfuggire alla lotta è nella mia natura. Io voglio essere il più veloce, io voglio dimostrare di essere il migliore!". La corsa, la competizione è vita, la vittoria è il suo unico traguardo: "La cosa importante è vincere tutto, sempre....è la voglia di vincere che mi spinge ad andare avanti. È questa la mia maggiore motivazione; la voglia di vincere è ciò che mi spinge a gareggiare". Vincere sempre, essere sempre il migliore, come una condanna omerica che spinge a migliorarsi continuamente, superando di volta in volta i propri limiti: la vita di Ayrton è un costante lavoro sul limite: "Pensi di avere un limite. Così provi a toccare questo limite. Accade qualcosa. E immediatamente riesci a correre un po' più forte, grazie al potere della tua mente, alla tua determinazione al tuo istinto e grazie all'esperienza, puoi volare molto in alto". Volare molto in alto...volava davvero in alto Ayrton, contro il cronometro o gli avversari, con la sua guida fredda e determinata al contempo, aggressiva e calcolatrice, come un predatore, perché "non esiste curva dove non si possa sorpassare!": 3 mondiali vinti in 10 anni di corse, 41 vittorie e 89 podi su 161 gran premi disputati, il record di 65 pole position, sul giro secco, dove dimostrare di essere davvero il più veloce....Ma non sono i numeri che contano, non per un destinato a essere il migliore, perché ogni vittoria è un altro limite raggiunto, e già messo alle spalle: "è strano. Proprio quando penso di essere andato il più lontano possibile, scopro che posso spingermi ancora oltre!". Oltre, sempre, oltre ogni limite raggiunto...come Achille, mai sazio di gloria, lui mai sazio di vittorie...questione di fame, fame da predatori: "la cosa importante è la gioia che mi dà ogni vittoria, il piacere che offre, al pari di una grande conquista, un'enorme sfida, come combattere e vincere una battaglia"...una battaglia dove la forza non è tanto, al pari invece di Achille, nelle mani o nel corpo, ma nella concentrazione e nella dedizione al lavoro: "Non ho idoli. Ammiro il duro lavoro, la dedizione e la competenza"...un duro lavoro fatto costantemente del mettersi in gioco e imparare dai propri errori, come quei valori dell'ordem e progresso della bandiera i cui colori portava sul casco, come la fame dei bimbi di quel suo paese, che sembra incarnare: "è questa la cosa principale: utilizzare gli errori per imparare. Io credo nell'abilità di concentrarsi profondamente, in modo da rendere e progredire ancora di più"; sempre al limite, e oltre il limite, con la semplicità, l'umiltà e il silenzio dei grandi uomini, tra la normalità e l'eccezionalità delle sue imprese...tra la passione e gli impegni del professionismo, tra la vita di tutti i giorni e la luce dei riflettori, tra l'uomo e il mito...un equilibrio fragile, leggero...un equilibrio posato, nell'inseguire i limiti, non fondato sull'ira verso dei e uomini, ma sulla forza di Dio e Bambini; sulla lettura e l'ascolto della Bibbia, perché "ogni persona ha la sua fede, il suo modo di guardare la vita...per quanto mi riguarda l'importante è essere in pace con se stessi; il modo per trovare questo equilibrio per me passa attraverso la fede in Dio"; sullo sguardo ammirato dei bambini: "La mia responsabilità è forse più grande verso i più giovani, i bambini, perché da loro avverto un grande affetto a ammirazione, e questo mi spinge a lottare ancora di più per dare loro qualcosa di speciale"...vincere per i bambini...anche io ero tra di loro, a inseguire qualcosa di speciale, a sognare...
Dicono che il sogno sia lo spazio che si insinua tra lo straordinario e l'impossibile...quando andare oltre i limiti dell'ordinario diventa qualcosa di possibile, quando questo spazio si incarna nella realtà,  quando si realizza l'equilibrio dell'appartenersi in volo, allora il sogno si realizza...sennò rimane tale; tutti abbiamo dei sogni, perché tutti nella nostra vita ci confrontiamo costantemente con dei limiti, che aneliamo raggiungere, che desideriamo sconfiggere, che trasfiguriamo nell'immaginazione, possibilizzando quella realtà che sta oltre; e il sogno è la ragione di vita, che spinge a confrontarsi con quel limite che fondamentalmente siamo: "se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere; sognare è necessario, anche se nel sogno va intravista la realtà. Per me è uno dei principi della vita!"; l'uomo vive attraverso i sogni, altrimenti sarebbe una vita chiusa nell'insignificanza, solo del suo limite...sogni che possibilizzano realtà, altrimenti sarebbero solo vuote fantasie, senza limite...un delicato equilibrio, una sfida, una gara...; e l'uomo vive anche attraverso le imprese e i sogni proiettati dai suoi eroi, dai suoi miti: perché l'eroe è come il nostro acchiappasogni, si insinua nel regno del nostro desiderio, anelito, immaginazione, e cattura il sogno portandolo di qua, nella realtà che viviamo e per la quale ci emozioniamo di giorno in giorno, questo è il suo mito. Anche Ayrton Senna, il mio mito, nei suoi reali pensieri aveva dei sogni: "penso molto, non ne posso fare a meno, passando da un'idea all'altra. Tutti i miei progetti diventano sogni, che vedo crescere e realizzarsi. In questo sogno vedo gente felice, soprattutto bambini"; il sogno di Ayrton Senna, il sogno di dare a tutti una possibilità, soprattutto ai bambini, soprattutto ai più poveri, perché "i ricchi non possono vivere su un'isola circondata da un'oceano di povertà. Noi respiriamo tutti la stessa aria. Tutti devono avere una possibilità". La grandezza del sogno di Ayton è come la grandezza delle sue imprese, immensa...ma, si sa, un sogno è fragile e come la nostra vita, si spezza in un secondo, in un momento sconosciuto, soprattutto per chi vola costantemente oltre il limite...si schianta contro le barriere di un autodromo, e lascia solo un silenzio surreale, e un vuoto assurdo...Gli eroi, quelli veri, lasciano un senso tragico della vita, un gusto malinconico per i grandi temi dell'esistenza, sono esempio di vita, di grandezza...lasciano i loro sogni, come limiti, spostandoli come poesia...

"ho deciso una notte di maggio, in una terra di sognatori, ho deciso che toccava forse a me, e ho capito che Dio mi aveva dato il potere di far tornare indietro il mondo, rimbalzando nella curva insieme a me, mi ha detto 'chiudi gli occhi e riposa' ...e io ho chiuso gli occhi" (Lucio Dalla, Ayrton)...In quell'istante preciso in cui il tempo si ferma, nell'istante in cui rimbalza il mondo...tu chiudi gli occhi, riposa...perché ecco, il nastro si riavvolge...e allora la morte si scambia con la vita, la storia col mito, la triste realtà col sogno...e il tuo sogno, Ayrton, diventa il sogno di quei bambini per cui vincevi...io ero tra quei bambini...
Tommy 

 

Followers

TRANSLATE

COPYRIGHT

I contenuti presenti sul blog "PHILOSPORT Philosophy of Sport" dei quali è autore il proprietario del blog Tommy Dal Santo, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti perché appartenenti all'autore stesso. È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma. È vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall'autore.
Copyright © 2012 PHILOSPORT Philosophy of Sport di Tommy Dal Santo. Powered by Blogger.

GIVE

Visitors

free counters

STATS