Le cose ti riportano alla realtà di quanto tu sia fragile; ad un certo punto tu stai facendo qualcosa che nessun altro è capace di fare. In quello stesso momento sei visto come il migliore, il più veloce, ma sei enormemente fragile. Perché in un piccolo secondo, è tutto finito.
Ayrton Senna
Ayrton era, è, e sempre sarà il numero 1...dei miei eroi, delle corse, dello sport! Così come Achille eroe dei poemi omerici, così lui non seppe non dar corso a quel destino che lo volle "sempre il primo, e il migliore di tutti!" (Omero) fino alla tragica morte; la morte bianca, fredda e improvvisa...il dardo che spegne la vita dell'eroe alla guida dell'esercito greco, nell'ultima delle tante conquiste, lo schianto fatale che spegne il pilota in testa alla gara, durante l'ennesimo giro al comando...perché gli eroi, quelli veri, lasciano un senso tragico della vita, un gusto malinconico per i grandi temi dell'esistenza, sono esempio di vita, di grandezza...e questo li fa ascendere per sempre al cielo, al mito, al sogno. Ma il senso tragico che gli eroi ci lasciano non è racchiuso semplicemente nella loro triste fine, nella morte...il senso tragico è la loro stessa vita, dal giorno della loro nascita che li destina per sempre a oltrepassare la storia, per entrare nel mito: perché la morte rivela semplicemente un fatto fondamentale, il limite supremo della vita, dell'intera esistenza, che è fondata sul limite: gli eroi sfiorano continuamente i limiti più grandi, vi indugiano e vi lavorano mostrandone un nuovo senso, li spostano con poesia oltrepassandoli fin dove nessuno è ancora riuscito a fare...non solo per se stessi, per proprio vanto...come dono gli eroi ci rivelano e ci ricordano la nostra finitezza, il fatto che la nostra esistenza è limitata e fondata su limiti...e lo fanno nel momento stesso che ce li pongono davanti nell'oltrepasso, lì la loro grandezza...una vita sul limite! Una grandezza che risiede a volte nella fierezza e nell'orgoglio dell'impresa umana, come quella di Achille...nella sfida agli dei: "gli dei ci invidiano perché siamo mortali, perché ogni momento può essere l'ultimo per noi, ogni cosa è più bella per i condannati a morte!" (Achille, Troy): gli dei invidiano le grandi imprese, quelle che travalicano il semplice limite dell'essere mortali, le imprese di guerra che oltrepassano gli scenari umani e si pongono in conflitto con i comandamenti divini...l'ira di Achille, non solo per sé, per propria gloria...per le ingiustizie e le miserie del potere, per l'amico Patroclo! ma in questa grandezza "chi non conosce il suo limite, tema il destino" (Aristotele) ricorda la cultura greca, perché quando si travalica il limite si può eccedere nell'hybris, nella tracotanza, e allora l'occhio invidioso e astioso degli dei si accende e colpisce con la morte, imponendo il limite dei limiti. Il gioco degli eroi è un gioco di limite e illimitato, sempre in sospeso tra l'ascesa e la caduta, la vita e la morte, la storia e il mito!
La grandezza di Ayrton, il mito di Senna, era semplicemente nelle sue parole: nella sua semplicità, umiltà e dedizione al lavoro, anzi, nella sua passione...perché correre ed essere il migliore è semplicemente la passione della sua esistenza, la sua condanna, ciò di cui non può fare a meno: "Correre è la mia passione...è parte della mia vita. Battermi al volante è nel mio sangue. Non sfuggire alla lotta è nella mia natura. Io voglio essere il più veloce, io voglio dimostrare di essere il migliore!". La corsa, la competizione è vita, la vittoria è il suo unico traguardo: "La cosa importante è vincere tutto, sempre....è la voglia di vincere che mi spinge ad andare avanti. È questa la mia maggiore motivazione; la voglia di vincere è ciò che mi spinge a gareggiare". Vincere sempre, essere sempre il migliore, come una condanna omerica che spinge a migliorarsi continuamente, superando di volta in volta i propri limiti: la vita di Ayrton è un costante lavoro sul limite: "Pensi di avere un limite. Così provi a toccare questo limite. Accade qualcosa. E immediatamente riesci a correre un po' più forte, grazie al potere della tua mente, alla tua determinazione al tuo istinto e grazie all'esperienza, puoi volare molto in alto". Volare molto in alto...volava davvero in alto Ayrton, contro il cronometro o gli avversari, con la sua guida fredda e determinata al contempo, aggressiva e calcolatrice, come un predatore, perché "non esiste curva dove non si possa sorpassare!": 3 mondiali vinti in 10 anni di corse, 41 vittorie e 89 podi su 161 gran premi disputati, il record di 65 pole position, sul giro secco, dove dimostrare di essere davvero il più veloce....Ma non sono i numeri che contano, non per un destinato a essere il migliore, perché ogni vittoria è un altro limite raggiunto, e già messo alle spalle: "è strano. Proprio quando penso di essere andato il più lontano possibile, scopro che posso spingermi ancora oltre!". Oltre, sempre, oltre ogni limite raggiunto...come Achille, mai sazio di gloria, lui mai sazio di vittorie...questione di fame, fame da predatori: "la cosa importante è la gioia che mi dà ogni vittoria, il piacere che offre, al pari di una grande conquista, un'enorme sfida, come combattere e vincere una battaglia"...una battaglia dove la forza non è tanto, al pari invece di Achille, nelle mani o nel corpo, ma nella concentrazione e nella dedizione al lavoro: "Non ho idoli. Ammiro il duro lavoro, la dedizione e la competenza"...un duro lavoro fatto costantemente del mettersi in gioco e imparare dai propri errori, come quei valori dell'ordem e progresso della bandiera i cui colori portava sul casco, come la fame dei bimbi di quel suo paese, che sembra incarnare: "è questa la cosa principale: utilizzare gli errori per imparare. Io credo nell'abilità di concentrarsi profondamente, in modo da rendere e progredire ancora di più"; sempre al limite, e oltre il limite, con la semplicità, l'umiltà e il silenzio dei grandi uomini, tra la normalità e l'eccezionalità delle sue imprese...tra la passione e gli impegni del professionismo, tra la vita di tutti i giorni e la luce dei riflettori, tra l'uomo e il mito...un equilibrio fragile, leggero...un equilibrio posato, nell'inseguire i limiti, non fondato sull'ira verso dei e uomini, ma sulla forza di Dio e Bambini; sulla lettura e l'ascolto della Bibbia, perché "ogni persona ha la sua fede, il suo modo di guardare la vita...per quanto mi riguarda l'importante è essere in pace con se stessi; il modo per trovare questo equilibrio per me passa attraverso la fede in Dio"; sullo sguardo ammirato dei bambini: "La mia responsabilità è forse più grande verso i più giovani, i bambini, perché da loro avverto un grande affetto a ammirazione, e questo mi spinge a lottare ancora di più per dare loro qualcosa di speciale"...vincere per i bambini...anche io ero tra di loro, a inseguire qualcosa di speciale, a sognare...
Dicono che il sogno sia lo spazio che si insinua tra lo straordinario e l'impossibile...quando andare oltre i limiti dell'ordinario diventa qualcosa di possibile, quando questo spazio si incarna nella realtà, quando si realizza l'equilibrio dell'appartenersi in volo, allora il sogno si realizza...sennò rimane tale; tutti abbiamo dei sogni, perché tutti nella nostra vita ci confrontiamo costantemente con dei limiti, che aneliamo raggiungere, che desideriamo sconfiggere, che trasfiguriamo nell'immaginazione, possibilizzando quella realtà che sta oltre; e il sogno è la ragione di vita, che spinge a confrontarsi con quel limite che fondamentalmente siamo: "se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere; sognare è necessario, anche se nel sogno va intravista la realtà. Per me è uno dei principi della vita!"; l'uomo vive attraverso i sogni, altrimenti sarebbe una vita chiusa nell'insignificanza, solo del suo limite...sogni che possibilizzano realtà, altrimenti sarebbero solo vuote fantasie, senza limite...un delicato equilibrio, una sfida, una gara...; e l'uomo vive anche attraverso le imprese e i sogni proiettati dai suoi eroi, dai suoi miti: perché l'eroe è come il nostro acchiappasogni, si insinua nel regno del nostro desiderio, anelito, immaginazione, e cattura il sogno portandolo di qua, nella realtà che viviamo e per la quale ci emozioniamo di giorno in giorno, questo è il suo mito. Anche Ayrton Senna, il mio mito, nei suoi reali pensieri aveva dei sogni: "penso molto, non ne posso fare a meno, passando da un'idea all'altra. Tutti i miei progetti diventano sogni, che vedo crescere e realizzarsi. In questo sogno vedo gente felice, soprattutto bambini"; il sogno di Ayrton Senna, il sogno di dare a tutti una possibilità, soprattutto ai bambini, soprattutto ai più poveri, perché "i ricchi non possono vivere su un'isola circondata da un'oceano di povertà. Noi respiriamo tutti la stessa aria. Tutti devono avere una possibilità". La grandezza del sogno di Ayton è come la grandezza delle sue imprese, immensa...ma, si sa, un sogno è fragile e come la nostra vita, si spezza in un secondo, in un momento sconosciuto, soprattutto per chi vola costantemente oltre il limite...si schianta contro le barriere di un autodromo, e lascia solo un silenzio surreale, e un vuoto assurdo...Gli eroi, quelli veri, lasciano un senso tragico della vita, un gusto malinconico per i grandi temi dell'esistenza, sono esempio di vita, di grandezza...lasciano i loro sogni, come limiti, spostandoli come poesia...
"ho deciso una notte di maggio, in una terra di sognatori, ho deciso che toccava forse a me, e ho capito che Dio mi aveva dato il potere di far tornare indietro il mondo, rimbalzando nella curva insieme a me, mi ha detto 'chiudi gli occhi e riposa' ...e io ho chiuso gli occhi" (Lucio Dalla, Ayrton)...In quell'istante preciso in cui il tempo si ferma, nell'istante in cui rimbalza il mondo...tu chiudi gli occhi, riposa...perché ecco, il nastro si riavvolge...e allora la morte si scambia con la vita, la storia col mito, la triste realtà col sogno...e il tuo sogno, Ayrton, diventa il sogno di quei bambini per cui vincevi...io ero tra quei bambini...
Tommy











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