AYRTON SENNA. ON LIMIT...OF DREAM

Le cose ti riportano alla realtà di quanto tu sia fragile; ad un certo punto tu stai facendo qualcosa che nessun altro è capace di fare. In quello stesso momento sei visto come il migliore, il più veloce, ma sei enormemente fragile. Perché in un piccolo secondo, è tutto finito.

IL CORPO E IL MONDO. Leib e Körper

Il mio corpo in realtà è sempre altrove; è legato a tutti gli altrove del mondo. E a dire il vero, è altrove solo nel mondo. Perché è intorno a esse che le cose si dispongono...Il corpo è il punto zero del mondo, dove i percorsi e gli spazi si incrociano.

PHILOSOPHY OF FOOTBALL. Genealogy

Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. Pierpaolo Pasolini.

SPORT PSYCHOLOGY. Mind and Movement

C'è uno stato del movimento umano che accade solo in rare occasioni, di eccellenza e di bellezza...si chiama Grazia; di solito non conosce lo spazio umano, ma i cieli che non possiamo imitare e i luoghi della terra che non possiamo abitare...

PHILOSOPHY OF RUNNING. La Musica del Respiro

Io sento la terra ed il vento e gli alberi. Io sento il loro spirito. Io sento il ritmo della corsa. È come musica. Gabriel Harmony Jennings.

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mercoledì 18 aprile 2012

SPORT PSYCHOLOGY. The mystic Fire

Il mio corpo è più nella mia anima di quanto la mia anima sia nel mio corpo. Il mio corpo e la mia anima sono più in Dio di quanto siano in loro stessi.
Meister Eckhart

Platone diceva che la Filosofia non è un sapere che si possa insegnare, come succede invece con le altre scienze, ma si genera all'improvviso nell'anima, accade come un dono inaspettato della divina follia, dopo una lunga frequentazione, un lungo allenamento, "come la scintilla che scaturisce dal fuoco e poi si nutre di se stessa". L'amore per la filosofia è come una scintilla da cui nasce quel fuoco in grado di illuminare in maniera profonda l'esistenza trasformandola costantemente in luce e fiamma, e per quanto possa venire insegnato, semplicemente accade. Credo che la stessa cosa si possa affermare per lo Sport, a proposito di quella passione che, quando nasce, si incarna nell'esistenza dello sportivo e vi rimane per sempre. Lo Sport non si insegna, perché per quanto lo si possa insegnare, lo si deve prima di tutto amare, e tale amore è una fiamma che arde dentro e non ci si spiega il perché, come un dono della divina follia. Ma nello Sport può accadere anche un'altra cosa, ancor più bella della passione, simile al fuoco della Filosofia: per quanto ci si possa allenare, e tuttavia solo dopo un lungo, costante e faticoso allenamento, accade all'improvviso sono alcune volte, solo ad alcuni, quasi fossero eletti, di avvertire una strana sensazione, una scintilla che nasce dentro, un Fuoco che arde tutto il corpo, una fiamma che poi si nutre di se stessa e che trasforma il proprio essere: tutto il vissuto si trasforma e sensazioni nuove, mai provate, penetrano il respiro, come essere in una bolla d'aria, un mondo fuori del mondo: allora ci si sente come invincibili, scompare la fatica, si diventa tutt'uno col proprio gesto e ciò che lo circonda. Come giungere ad una soglia misteriosa superata la quale si apre un nuovo paesaggio, come uno scarto che accade di lampo e cambia tutto, come un volo improvviso dopo una faticosa salita. Allora il corridore non sente più l'affannarsi del respiro, né la fatica sulle gambe, semplicemente va, diventa tutt'uno con la sua corsa, è parte di ciò che lo circonda e con esso fluisce...come Abebe Bikila alle Olimpiadi di Roma, quasi che i suoi piedi scalzi diventassero il terreno sotto di lui, una cosa sola con la strada che scorreva; e come lui tanti altri corridori e atleti che, pur senza raggiungere quei traguardi, varcano quella soglia e raggiungono quella sensazione unica, diventare la corsa stessa, o lo stesso gesto atletico; o sentire la simbiosi col proprio mezzo, come un pilota, con la macchina, il sedile, le ruote, il volante, quando si abbassa la visiera e si accende il motore tutto risponde alla sua guida come fosse un corpo solo: "pensi di avere un limite. Così provi a toccare questo limite. Accade qualcosa. E immediatamente riesci a correre un po' più forte, grazie al potere della tua mente, alla tua determinazione e al tuo istinto, e grazie all'esperienza...puoi volare molto in alto!" diceva Ayrton Senna; o padroneggiare un pallone in maniera magica, o il proprio attrezzo di gara, sentire che con quello puoi fare quello che vuoi; o sentire che la pista, il campo di gara, lo stadio diventa la tua forza, l'energia che ti carica come un combustibile che alimenta quel fuoco: "quando mi affaccio al cancelletto di gara, stringo le manopole dei bastoncini ed è il segnale di attivazione...da quel momento in poi entro in trance agonistica. La mente si sgombra di tutto, seguo il mio filo d'Arianna" diceva Giorgio Rocca delle sue gare, un filo che si snoda attraverso le porte, gli ostacoli del percorso, e porta dopo porta diventa più scorrevole e meno intricato, col crescere dell'entusiasmo del pubblico, fino all'arrivo. Ma ci sono esempi di ogni sport, di tantissimi atleti, che avvertono questo Fuoco, in declinazioni diverse, con sfumature diverse; esso può essere descritto in molti modi, è difficile raccontare una sensazione per cui non si ha parole; e può essere chiamato in molti modi da chi lo studia: in Psicologia dello Sport, ad esempio, si parla di "entrare nel flusso", "essere nella sfera", "entrare in trance agonistica", "raggiungere il punto di massima prestazione" e via dicendo...ciò che è comune a tutte le riflessioni è il fatto che è come se nel momento in cui si accende quella scintilla nel corpo dell'atleta la coscienza si annullasse o meglio, raggiungesse uno stato più elevato, non più intenzionalità verso un mondo, ma mondo (spirito assoluto direbbe forse filosoficamente Hegel?): come se il movimento non avesse più un carattere mentale, una mente che lo valuta, lo controlla, lo dirige, ma entrambi, mente e movimento, raggiungessero uno stato di perfetta unione e armonia, una cosa sola, uno stato che unendoli li trascende entrambi: allora è la Grazia, come eccellenza e bellezza del gesto sportivo, come gloria di chi lo compie, e memoria in chi lo ammira! Ciò di cui parla la psicologia va al di là della psicologia, sconfina oltre, perché ogni descrizione è riduttiva, può spiegare, ma non comprendere. Lo potrebbe raccontare forse la filosofia, nella sua umiltà e povertà di sapere, semplice amore-per-il-sapere, una Filosofia dello Sport che possa forse iniziare dalle parole di Platone, o dal Fuoco cosmico di Eraclito - quel fuoco "sempre vivente, che si accende e si spegne secondo giusta misura", un fuoco che accesosi nell'uomo lo rende frammento dell'ordine universale, partecipe per un attimo del mondo divino. Ma più di tutte, forse, quel fuoco divino che si accende sul petto dell'atleta, è un'esperienza Mistica, nel senso proprio del termine: dal greco mistikòs, misterioso, e prima ancora myein, chiudere, tacere...perché di quell'esperienza misteriosa, forse, più che parlare, si deve tacere e ammirare, contemplare la dimensione del sacro che ad alcuni semplicemente accade, come un'esperienza diretta, difficilmente comunicabile. Allora l'estasi mistica che accade, quella scintilla divina che si accende, potrebbe essere letteralmente un e-stasi, un uscita dalla stasi attraverso il suo contrario, il movimento, dove le trame abituali a oggetti, cose o persone, persino verso se stessi, le relazioni statiche, si sfaldano improvvisamente verso quella realtà e-statica, divina, da cui si è in grado di illuminare l'e-sistenza, di vedere la sua realtà ultima, come la Grazia, un fuoco divampato dentro che resta e lascia il segno; un'esperienza che segna appunto, ed appaga, perché chi dedica l'intera vita allo sport, è come in questo stato avesse la sua divina ricompensa, e non chiede altro per 'intero corso della vita, anche se non dovesse ottenere mai una medaglia olimpica, o non vincere mai un campionato del mondo. Essere uno col proprio corpo, uno col tutto, nella Grazia del movimento, dove la fatica è ripagata e si è il mondo in cui si corre, dove niente può fermare. Perché lo Sport, in fondo, è una meditazione silenziosa, una preghiera umile del proprio essere, che attraverso l'allenamento e il duro sacrificio, cerca quella illuminazione; quel Fuoco mistico, quella luce divina: "Il mio corpo è più nella mia anima di quanto la mia anima sia nel mio corpo. Il mio corpo e la mia anima sono più in Dio di quanto siano in loro stessi" (Meister Eckhart).
                                                                                                                                   Tommy



martedì 17 aprile 2012

SPORT PSYCHOLOGY. Mind and Movement

Ogni primo movimento, ogni movimento involontario è bello, mentre è deviata e fasulla ogni cosa non appena essa comprende se stessa. Ah, l'intelletto. L'infelice intelletto.
Heinrich Von Kleist

L'esistenza umana si manifesta essenzialmente nel movimento...sin dal concepimento, dalle prime movenze nel ventre materno, dalla nascita; e poi per tutta la vita, in qualsiasi azione, e persino nel riposo, anche solo il respiro...l'uomo è costituzionalmente un essere che si muove; lo sport, d'altra parte, è una manifestazione della vita quotidiana che più di altre ha a che fare col movimento: corse, salti, gesti tecnici che prevedono l'azione motoria di particolari arti o parti del corpo...un corpo che si mantiene in movimento, si dice anche comunemente, è con evidenza un corpo sportivo. Spesso, inoltre, si ritiene che lo sport, e quindi il movimento, abbia a che fare più con attività fisiche che mentali: certo, ogni movimento ha il suo correlato psichico, ma esiste davvero una dualità tra mente e movimento? Qual'è la relazione che intercorre tra loro? C'è uno stato del movimento umano che accade solo in rare occasioni, di eccellenza e di bellezza...si chiama Grazia; di solito non conosce lo spazio umano, ma i cieli che non possiamo imitare e i luoghi della terra che non possiamo abitare: volare come le aquile, correre come un felino...dove ogni gesto è perfetto, per ritmo, sincronia, forza, delicatezza, eleganza, tutt'uno con ciò che lo circonda; l'animale non ha un movimento, è tutt'uno col suo movimento e l'ambiente attorno: l'aquila è i suoi cieli, e il ragno la sua tela. Diversa la situazione per l'uomo, povero di istinti, si muove incerto, non in un ambiente, ma per un mondo che si presenta come un campo di sorprese: egli ha un mondo e vi va incontro, ricevendo risposte positive o negative; nel movimento, un animale è semplicemente il suo corpo...un felino è la grazia del suo corpo, in ogni movimento; l'uomo, invece, deve far fronte al suo corpo, è un corpo vivente, ma ha al contempo un corpo cosa da educare, gestire, controllare...il suo movimento non ha la fluidità del gesto animale, e risulta, il più delle volte, meno aggraziato. Insomma, mentre il movimento dell'animale appare sicuro e integrato al suo ambiente, perfettamente adeguato ai suoi scopi, quello dell'uomo risulta essere trattenuto, intralciato, turbato. Questo intralcio alla grazia del movimento si chiama coscienza, mente, intelletto; e per questo Von Kleist, parlando del movimento, chiama "infelice" l'intelletto: esso è nell'uomo la rottura che lo separa nel movimento dallo stato di grazia, proprio invece di un essere che non ha coscienza, come l'animale, o dell'essere dall'infinita coscienza, Dio. Tuttavia, non si deve pensare alla coscienza come ciò che semplicemente si oppone al movimento: ogni movimento umano è già da subito intriso di coscienza, e la mente non è se non nel movimento! Essa avviene quando il corpo, muovendosi, incontra e si scontra col mondo: "Ogni movimento del nostro corpo, infatti, oltre a stabilire un contatto con il mondo, veicola l’effetto del mondo sul corpo che incrina la spontaneità e l’immediatezza del movimento stesso nel suo prosieguo. Questa impercettibile crisi, che chiede al corpo una rielaborazione del messaggio del mondo e una modificazione del movimento successivo a partire dalla qualità del messaggio ricevuto, è l’origine della coscienza, che dunque è già rintracciabile nella motricità come incrinatura del suo fluire spontaneo" (Umberto Galimberti, Psiche e Techne). La coscienza (e la riflessione in senso originario) è il riflesso del mondo sul movimento del corpo, che in quell'incontro-scontro interrompe il suo fluire spontaneo: cresce e si sviluppa nella crisi del movimento; dalla crisi nasce la coscienza che giudica - krino in greco, da cui crisi - le risposte ottenute dal mondo; ogni crisi custodisce in sé la potenzialità di un nuovo apprendimento; apprendendo dalle risposte ottenute dal mondo la coscienza è memoria, che non è il semplice ricordo, ma l'intenzionalità e la proiezione futura delle risposte già apprese: così ogni atto o gesto motorio è sempre orientato, intenzionale, mentale, raccoglie le trame del passato, le risposte avute, e le proietta nel presente e nel futuro. La mente definisce e ridefinisce pertanto ogni atto motorio, è incarnata in qualunque movimento, è nel movimento. Ciò significa che anche la presunta identità, che spesso viene pensata come qualcosa di coscienziale, mentale, come un io quale nucleo centrale rispetto al mondo, che attraversa fisso le trame dello spazio e del tempo, è una realtà in movimento, è nel movimento: "ciò che è io, è mediante l'azione" (Novalis); non c'è anima, o spirito o mente o qualsiasi presunta sede dell'interiorità, staccata dal corpo, dal corpo vivente che agisce e interagisce nel e con il mondo. Ciò che viene appreso dall'anima, dalla coscienza, ciò che matura come io è grazie all'azione, e a quella sua manifestazione fondamentale che è il movimento; è per questo motivo che anche qualsiasi apprendimento mentale è più efficace se è nel movimento, se è pratico come si dice e non sul piano della pura teoria. Perché ciò che è mentale è fondamentalmente nel movimento, non a fianco o in opposizione ad esso, ma incarnato in esso, nell'incontro-scontro del corpo col mondo. Ed è per questo che, come sembrano peraltro confermare le ultime ricerche, lo sport, in quanto manifestazione della vita quotidiana che come abbiamo detto in apertura ha strettamente a che fare col movimento, sembra favorire fin dalla più tenera età lo sviluppo e la qualità di determinati processi mentali. Lo sport come educazione della mente attraverso il movimento! Non solo, nello sport si può imitare, e persino raggiungere, quella grazia del movimento, quella eccellenza e bellezza del gesto, che abita spesso in regni lontani; ma che a volte diventa più prossima, più vicina, attraverso le gesta di un atleta olimpico, le azioni di un campione, la gloria del vincitore, la cui purezza e perfezione restano impresse nella memoria; in quella grazia è come se "l'infelice intelletto" venisse per un attimo posto da parte, e non ci fosse né più coscienza, né mente, solo un corpo slanciato nel suo movimento in perfetta armonia col mondo. In quel momento l'atleta può tutto, niente lo può fermare...come se la coscienza, quella condanna che ci portiamo appresso nel bene e nel male sin dal primo movimento, raggiungesse per un attimo uno stato più elevato e si trasfigurasse nella grazia: allora si è come aquile che solcano i cieli o leoni che si slanciano verso la loro preda. A questo stato mira anche una Psicologia dello Sport! Ma primariamente essa dovrebbe riconoscere che la mente dell'atleta è nell'azione, è movimento; una disciplina che non sia semplicemente un occuparsi del mentale mettendo in secondo piano il fisico; perché propriamente non esiste una distinzione tra mentale e fisico, se non in un'astrazione che non coglie mai la realtà concreta dell'atleta sul campo di gara: mentale e fisico coesistono nel movimento, sono l'uno il fuoco dell'altro, lo stesso fuoco, che contemporaneamente gli dà calore e nutre entrambi. Questo fuoco è il corpo, su cui anche la psicologia dovrebbe porre il focus, il corpo in azione, in movimento. Un corpo vivente, non un'anima dove stanno i processi mentali di un corpo cosa. Un corpo di cui va mantenuto il fascino misterioso, le trame profonde, il desiderio di grazia, senza avere la pretesa di porle sotto la verità dell'intelletto: "deviata e fasulla ogni cosa non appena comprende se stessa": l'intelletto non può comprendere, se non in modo deviato e fasullo, il corpo in movimento, perché è solo mediante esso, invischiato in esso. E una disciplina che sia solo psichica, è semplicemente infelice, quanto "l'infelice intelletto".
Tommy

 

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