AYRTON SENNA. ON LIMIT...OF DREAM

Le cose ti riportano alla realtà di quanto tu sia fragile; ad un certo punto tu stai facendo qualcosa che nessun altro è capace di fare. In quello stesso momento sei visto come il migliore, il più veloce, ma sei enormemente fragile. Perché in un piccolo secondo, è tutto finito.

IL CORPO E IL MONDO. Leib e Körper

Il mio corpo in realtà è sempre altrove; è legato a tutti gli altrove del mondo. E a dire il vero, è altrove solo nel mondo. Perché è intorno a esse che le cose si dispongono...Il corpo è il punto zero del mondo, dove i percorsi e gli spazi si incrociano.

PHILOSOPHY OF FOOTBALL. Genealogy

Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. Pierpaolo Pasolini.

SPORT PSYCHOLOGY. Mind and Movement

C'è uno stato del movimento umano che accade solo in rare occasioni, di eccellenza e di bellezza...si chiama Grazia; di solito non conosce lo spazio umano, ma i cieli che non possiamo imitare e i luoghi della terra che non possiamo abitare...

PHILOSOPHY OF RUNNING. La Musica del Respiro

Io sento la terra ed il vento e gli alberi. Io sento il loro spirito. Io sento il ritmo della corsa. È come musica. Gabriel Harmony Jennings.

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venerdì 27 aprile 2012

JOHAN CRUYFF. The football Prophet

Non penso che arriverà il giorno in cui, quando si parla di Cruyff, la gente non saprà di cosa si stia parlando.
Johan Cruyff

Il Profeta coglie segni divini per dire qualcosa anzi tempo, annunciando ciò che ha ancora av-venire. Ma ci sono anche profeti più silenziosi, la cui poesia non abita solo nelle parole, ma anche nei pensieri, nei gesti, nei loro movimenti...Johan Cruyff è uno di questi, è il Profeta del Football, la poesia del calcio. Perché non ci sarà tempo in cui parlando di Cruyff non si saprà di cosa si stia parlando, e tempo in cui il suo nome non verrà ricordato tra i miti divini dell'Olimpo del pallone, come il profeta dell'annuncio del Calcio Totale, il maestro della sua rivoluzione, una filosofia che suscita ancora meraviglia, fascino, avvenire! Un profeta lo si riconosce, quasi da un'aria principesca, di forza, saggezza e autenticità, che lo circonda e marchia sulla pelle un Simbolo, come un numero sulla maglia, 14, originale, unico, di-verso. 14, come l'età del primo campionato vinto con l'Ajax, speciale deroga della federazione olandese al regolamento, una maglia mancante in spogliatoio e la cessione del proprio numero 9. Il 9 ritrovato a Barcellona, è tradizionalista la federazione spagnola e non concede deroghe, ma il 14 rimane sotto l'altra maglietta, come un simbolo, come gli anni che passano prima che il Barca torni a vincere il campionato. E anche quando ormai la maglia vien depositata nella leggenda, quando si ricomincia da casa, dalla panchina, il 14 scandisce i tempi di ogni nuova avventura, come gli anni prima che l'Ajax ritrovi un trofeo internazionale. Vittorie, originalità, classe...da giocatore e da allenatore...un simbolo, un numero, oltre il tempo, nel mito. Il 14 è la Poesia del calcio, la poesia di un corpo in movimento...e ogni poesia lascia solchi indelebili nella memoria, tracce di bellezza e armonia, segni distintivi che non si possono dimenticare. Un profeta intrattiene un legame intimo con la poesia, perché entrambi, in poche parole, gesti, movimenti, dischiudono una Visione del mondo, sono un esercizio della visione. La visione di Johan Cruyff è la via del goal, è il Profeta del Goal come dice un film di Sandro Ciotti: donde veniamo e dove andiamo, così uno sguardo profetico, panoramico, testa alta e occhi dietro la testa, una visione totale del campo, sa leggere il gioco, il fluire dell'azione, e incrinarla verso il suo obiettivo più naturale, la porta avversaria...predire il goal, prima che accada: ovunque, in ogni situazione o  posizione del campo, da attaccante a inizio carriera, nel cuore del gioco, negli anni d'oro, da libero, le ultime stagioni; l'incarnazione perfetta di una Filosofia che non ha ruoli predefiniti, regole rigide, schemi tradizionali, ma è scambio, innovazione, imprevedibilità...come ruotasse tutto attorno alla magia creatrice della sfera, il divertimento e l'abilità del tocco di palla, la creatività ("ciò che conviene insegnare ai ragazzi è il divertimento, il tocco di palla, la creatività, l'invenzione") perché "senza possesso palla non si vince" e perché una volta persa "la pressione si deve esercitare sul pallone, non sul giocatore"...è nella semplicità della palla la rivoluzione del calcio totale; una filosofia compiuta da giocatore, dell'Ajax, del Barcellona, dell'Arancia Meccanica, sotto la saggia guida di Rinus Michels, realizzata da manager, con le vittorie da allenatore, con i progetti della Scuola dell'Ajax o della Cantera del Barca, perché, si sa, un profeta getta le basi del futuro, e la sua visione è uno sguardo concreto e ancora av-venire, una filosofia compiuta e ancora da compiere; una filosofia dove il bel gioco si lega al valore aggiunto del campione, perché "la creatività non fa a pugni con la disciplina", perché ogni tattica o strategia ha bisogno del suo magico interprete, si chiami Cruyff, Van Basten o Messi, perché fondamentalmente ogni filosofia nasce dalla poesia. Ed è Poesia quella del profeta del Football, di Johan Cruyff, una poesia del Corpo in movimento; fatta di Velocità, non solo un'abilità fisica ("la velocità è spesso confusa con l'intuito. Quando parti prima degli altri, sembri più veloce!"), perché la velocità è una visione del pensiero, leggere in anticipo ciò che accade o può accadere, e partire prima; partire spesso lontano, distante dalla porta e tagliare in due la difesa avversaria, come prendersi un rigore al primo minuto di una finale mondiale, senza che gli avversari tocchino palla; fatta di Tecnica delicata, un tocco di palla sublime, che abbinato alla velocità diventa un dribbling imprendibile, di  colpi speciali, marchi di fabbrica che rimangono unici e indelebili, come la Cruyff-turn che lascia sul posto l'avversario, il passaggio col tacco, il cross d'esterno; di Coordinazione eccezionale, l'equilibrio di un dribbling, un controllo volante a seguire, l'elevazione di un colpo di testa o di uno stop, come uno dei più bei goal della storia del calcio, un volo in acrobazia ad altezza vertiginosa, in spaccata col piede dove altri non arrivano di testa; di Genialità, assist e passaggi unici, tocchi sotto e pallonetti, giocate inaspettate, come un rigore battuto con tocco al compagno! Poesia di un corpo,  cenni divini di un Profeta del pallone, di un calcio che fu, e rimane ancora, nella memoria, di un calcio che è stato e non è ancora, che dispiega un mondo come una filosofia futura: perché nessuno sarà mai ciò che è stato Johan Cruyff, ma Johan Cruyff è anche una visione profetica, di ciò che deve ancora essere...
       Tommy

lunedì 23 aprile 2012

PHILOSOPHY OF RUNNING. La Musica del Respiro

Io sento la terra ed il vento e gli alberi. Io sento il loro spirito. Io sento il ritmo della corsa. È come musica.
Gabriel Harmony Jennings

"Da quando ho imparato a camminare, mi piace correre" diceva Nietzsche...come un bambino, che imparati i primi passi, li affretta subito nello slancio della corsa, nella più assoluta e sorridente libertà...perché essa, la corsa, è il gesto più naturale, più ingenuo, più spontaneo che ci sia! Non come il camminare, appreso, guidato dalla mano esterna, controllato sicuro e misurato, nei primi passi di corsa si è nell'aperto che non ha bordo, dove si mette in gioco il proprio equilibrio, si cade e si impara a cadere, si impara da sé a trovare quel punto di equilibrio instabile, che è poi la vita, a tenere il ritmo dei propri passi, la propria misura...un gioco che sporge dai bordi per trovarli, che danza sul crinale per equilibrarsi, che affanna il respiro per respirare a pieni polmoni l'esistenza! Nella corsa si mettono in gioco i propri passi e il proprio respiro, fuori dalle trame ordinarie, per comporre in libertà la propria musica, come una sinfonia personale, una propria composizione...Musica del Respiro! Perché il respiro non è un solo un processo fisiologico, ma più fondamentalmente quello scambio di corpo e mondo che compone l'esistenza: rispondersi e corrispondersi di corpo e mondo, dove il corpo si apre al mondo, lo accoglie e vi ritorna, in quello scambio tra interno ed esterno dove essi si accordano, spirito e materia: il respiro è la continuità del corpo col mondo, espressa dai suoi stati e dalle sue modificazioni: la calma, l'ansia, la precipitazione, l'eccitazione, la concentrazione...si esprimono nel diverso ritmo del respiro, nel quale si incarna dunque un senso del mondo, del nostro rapporto col mondo, come un'esteriorizzazione che ne esprime un senso. Così, come la musica esprime un senso, la corsa come musica del respiro è il tentativo di dar luogo e di esprimere, magari inavvertitamente, un proprio senso, forse di reperirlo, mettendo in gioco il rapporto del proprio corpo al mondo, nel respiro affannoso della fatica, quando il mondo oppone al corpo la sua resistenza che la corsa cerca di vincere, negli ampi respiri a pieni polmoni quando corpo e mondo cercano di ritrovare la loro armonia. Un senso che una musica compone anzitutto nel Ritmo; il ritmo del respiro, della corsa, è anzitutto quello del cuore e del piede, veri musichieri del ritmo. Sentire il proprio battito cardiaco sotto s-forzo, quando forza cioè il normale fluire, nella diversa andatura, perché come ci sono cuori avventurieri o misurati, impavidi o controllati, così ci sono andature spinte e altre di rilassamento, sopra soglia o sotto soglia, di sforzo e di recupero; sentire il ritmo della corsa come rimbalzo del piede sul terreno, come contatto con la terra, e la fatica che essa richiede, come ciò che conduce lungo le proprie strade, perché come ci sono diversi percorsi e sentieri, così ci sono corse pesanti e corse leggere, passi corti e passi lunghi, passi andanti e passi spinta; è il nostro modo di andare per il mondo, perché in questa diversità, dal ritmo del piede e del cuore, un senso parte dalla terra e attraverso interamente il nostro corpo, pervadendo la nostra postura: testa alta e sguardo fisso in avanti, incontro al mondo e contro il mondo, occhi chiusi, testa bassa a controllare i propri passi e il sentiero appena avanti, sguardo preso dal paesaggio attorno, busto eretto o piegato, spalle aperte o ricurve, gomiti larghi o adiacenti al busto...ogni corpo il suo stile, ognuno la sua corsa, ogni corsa un mondo! Perché dal ritmo si dispiega dolcemente un Armonia, nello scambio del respiro tra il corpo e il mondo, a esprimere quel rapporto, come un accordo: così ci sono corse dove quell'armonia è la curva altimetrica della prestazione da ricercare e controllare, altre dove importante è trovare la propria armonia interiore, la forma del proprio corpo, il benessere del proprio io, corse insomma dove psichico e fisico, mente e movimento giocano la loro distanza o si incontrano nelle loro declinazioni, o nella loro comunione reciproca; ci sono corse poi dove l'armonia è invece l'unione mistica col mondo, dove si esce dal proprio io per incontrare la natura nella sua presunta e incontaminata purezza, o la città nei suoi aspetti più urban, magari tra i margini del degrado, o per re-incontrare il proprio corpo nelle sensazioni attraverso il giorno o la notte, il caldo e il freddo, il sole e la pioggia, la pianura o la salita; ci sono corse che si staccano dalla riflessione, dove la testa si svuota dei pensieri e delle ansie quotidiane, altre come momenti di freschezza del pensiero che matura nuove idee, altre ancora dove non conta pensare o non pensare, ma correre per correre, semplicemente; ci sono corse che si staccano dagli altri, dove la musica è quella degli auricolari nelle orecchie, o dell'ascolto di sé, corse solitarie, altre corse come momento di apertura agli altri, condivisione, corse di gruppo, occasioni di incontro sociale.
Ogni musica ricerca la sua delicata armonia, un delicato accordo verticale del respiro, tra corpo e mondo. Ogni musica diventa una sequenza unica di note, una Melodia, un percorso orizzontale dove ogni corsa, diventa ogni volta un tema unico; un suono diverso del respiro, una musica diversa, una personale composizione...una diversa interpretazione del proprio essere: per misurarsi e migliorarsi, per stare in forma o dimagrire, per passare tempo all'aria aperta con gli altri, per ritrovare se stessi, per niente che non sia il puro amore di un gesto libero...e chissà quante altre cose, e chissà in che diversa configurazione...sempre l'espressione di un senso diverso. Nel respiro della corsa, nel ritmo del cuore e del piede, nell'armonia di corpo e mondo, nella melodia personale, si esprime la libertà di un senso, un senso della propria esistenza, un senso del mondo! Ma come ogni musica ha bisogno del Silenzio da cui inizia un movimento, dove nel respiro cresce quel modo di esprimersi, così ogni corsa, ogni musica del respiro, ha bisogno del suo riposo, dove quel senso matura; quel senso, come una filosofia del running, una filosofia della propria corsa che abita nei propri respiri. Comprendere quel senso misterioso è affascinante, affascinante quanto correre, quanto un silenzio.
Tommy

martedì 17 aprile 2012

SPORT PSYCHOLOGY. Mind and Movement

Ogni primo movimento, ogni movimento involontario è bello, mentre è deviata e fasulla ogni cosa non appena essa comprende se stessa. Ah, l'intelletto. L'infelice intelletto.
Heinrich Von Kleist

L'esistenza umana si manifesta essenzialmente nel movimento...sin dal concepimento, dalle prime movenze nel ventre materno, dalla nascita; e poi per tutta la vita, in qualsiasi azione, e persino nel riposo, anche solo il respiro...l'uomo è costituzionalmente un essere che si muove; lo sport, d'altra parte, è una manifestazione della vita quotidiana che più di altre ha a che fare col movimento: corse, salti, gesti tecnici che prevedono l'azione motoria di particolari arti o parti del corpo...un corpo che si mantiene in movimento, si dice anche comunemente, è con evidenza un corpo sportivo. Spesso, inoltre, si ritiene che lo sport, e quindi il movimento, abbia a che fare più con attività fisiche che mentali: certo, ogni movimento ha il suo correlato psichico, ma esiste davvero una dualità tra mente e movimento? Qual'è la relazione che intercorre tra loro? C'è uno stato del movimento umano che accade solo in rare occasioni, di eccellenza e di bellezza...si chiama Grazia; di solito non conosce lo spazio umano, ma i cieli che non possiamo imitare e i luoghi della terra che non possiamo abitare: volare come le aquile, correre come un felino...dove ogni gesto è perfetto, per ritmo, sincronia, forza, delicatezza, eleganza, tutt'uno con ciò che lo circonda; l'animale non ha un movimento, è tutt'uno col suo movimento e l'ambiente attorno: l'aquila è i suoi cieli, e il ragno la sua tela. Diversa la situazione per l'uomo, povero di istinti, si muove incerto, non in un ambiente, ma per un mondo che si presenta come un campo di sorprese: egli ha un mondo e vi va incontro, ricevendo risposte positive o negative; nel movimento, un animale è semplicemente il suo corpo...un felino è la grazia del suo corpo, in ogni movimento; l'uomo, invece, deve far fronte al suo corpo, è un corpo vivente, ma ha al contempo un corpo cosa da educare, gestire, controllare...il suo movimento non ha la fluidità del gesto animale, e risulta, il più delle volte, meno aggraziato. Insomma, mentre il movimento dell'animale appare sicuro e integrato al suo ambiente, perfettamente adeguato ai suoi scopi, quello dell'uomo risulta essere trattenuto, intralciato, turbato. Questo intralcio alla grazia del movimento si chiama coscienza, mente, intelletto; e per questo Von Kleist, parlando del movimento, chiama "infelice" l'intelletto: esso è nell'uomo la rottura che lo separa nel movimento dallo stato di grazia, proprio invece di un essere che non ha coscienza, come l'animale, o dell'essere dall'infinita coscienza, Dio. Tuttavia, non si deve pensare alla coscienza come ciò che semplicemente si oppone al movimento: ogni movimento umano è già da subito intriso di coscienza, e la mente non è se non nel movimento! Essa avviene quando il corpo, muovendosi, incontra e si scontra col mondo: "Ogni movimento del nostro corpo, infatti, oltre a stabilire un contatto con il mondo, veicola l’effetto del mondo sul corpo che incrina la spontaneità e l’immediatezza del movimento stesso nel suo prosieguo. Questa impercettibile crisi, che chiede al corpo una rielaborazione del messaggio del mondo e una modificazione del movimento successivo a partire dalla qualità del messaggio ricevuto, è l’origine della coscienza, che dunque è già rintracciabile nella motricità come incrinatura del suo fluire spontaneo" (Umberto Galimberti, Psiche e Techne). La coscienza (e la riflessione in senso originario) è il riflesso del mondo sul movimento del corpo, che in quell'incontro-scontro interrompe il suo fluire spontaneo: cresce e si sviluppa nella crisi del movimento; dalla crisi nasce la coscienza che giudica - krino in greco, da cui crisi - le risposte ottenute dal mondo; ogni crisi custodisce in sé la potenzialità di un nuovo apprendimento; apprendendo dalle risposte ottenute dal mondo la coscienza è memoria, che non è il semplice ricordo, ma l'intenzionalità e la proiezione futura delle risposte già apprese: così ogni atto o gesto motorio è sempre orientato, intenzionale, mentale, raccoglie le trame del passato, le risposte avute, e le proietta nel presente e nel futuro. La mente definisce e ridefinisce pertanto ogni atto motorio, è incarnata in qualunque movimento, è nel movimento. Ciò significa che anche la presunta identità, che spesso viene pensata come qualcosa di coscienziale, mentale, come un io quale nucleo centrale rispetto al mondo, che attraversa fisso le trame dello spazio e del tempo, è una realtà in movimento, è nel movimento: "ciò che è io, è mediante l'azione" (Novalis); non c'è anima, o spirito o mente o qualsiasi presunta sede dell'interiorità, staccata dal corpo, dal corpo vivente che agisce e interagisce nel e con il mondo. Ciò che viene appreso dall'anima, dalla coscienza, ciò che matura come io è grazie all'azione, e a quella sua manifestazione fondamentale che è il movimento; è per questo motivo che anche qualsiasi apprendimento mentale è più efficace se è nel movimento, se è pratico come si dice e non sul piano della pura teoria. Perché ciò che è mentale è fondamentalmente nel movimento, non a fianco o in opposizione ad esso, ma incarnato in esso, nell'incontro-scontro del corpo col mondo. Ed è per questo che, come sembrano peraltro confermare le ultime ricerche, lo sport, in quanto manifestazione della vita quotidiana che come abbiamo detto in apertura ha strettamente a che fare col movimento, sembra favorire fin dalla più tenera età lo sviluppo e la qualità di determinati processi mentali. Lo sport come educazione della mente attraverso il movimento! Non solo, nello sport si può imitare, e persino raggiungere, quella grazia del movimento, quella eccellenza e bellezza del gesto, che abita spesso in regni lontani; ma che a volte diventa più prossima, più vicina, attraverso le gesta di un atleta olimpico, le azioni di un campione, la gloria del vincitore, la cui purezza e perfezione restano impresse nella memoria; in quella grazia è come se "l'infelice intelletto" venisse per un attimo posto da parte, e non ci fosse né più coscienza, né mente, solo un corpo slanciato nel suo movimento in perfetta armonia col mondo. In quel momento l'atleta può tutto, niente lo può fermare...come se la coscienza, quella condanna che ci portiamo appresso nel bene e nel male sin dal primo movimento, raggiungesse per un attimo uno stato più elevato e si trasfigurasse nella grazia: allora si è come aquile che solcano i cieli o leoni che si slanciano verso la loro preda. A questo stato mira anche una Psicologia dello Sport! Ma primariamente essa dovrebbe riconoscere che la mente dell'atleta è nell'azione, è movimento; una disciplina che non sia semplicemente un occuparsi del mentale mettendo in secondo piano il fisico; perché propriamente non esiste una distinzione tra mentale e fisico, se non in un'astrazione che non coglie mai la realtà concreta dell'atleta sul campo di gara: mentale e fisico coesistono nel movimento, sono l'uno il fuoco dell'altro, lo stesso fuoco, che contemporaneamente gli dà calore e nutre entrambi. Questo fuoco è il corpo, su cui anche la psicologia dovrebbe porre il focus, il corpo in azione, in movimento. Un corpo vivente, non un'anima dove stanno i processi mentali di un corpo cosa. Un corpo di cui va mantenuto il fascino misterioso, le trame profonde, il desiderio di grazia, senza avere la pretesa di porle sotto la verità dell'intelletto: "deviata e fasulla ogni cosa non appena comprende se stessa": l'intelletto non può comprendere, se non in modo deviato e fasullo, il corpo in movimento, perché è solo mediante esso, invischiato in esso. E una disciplina che sia solo psichica, è semplicemente infelice, quanto "l'infelice intelletto".
Tommy

 

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