Prendere a calci un oggetto di forma sferica è un gioco antico quanto il mondo: in antichità, nella millenaria Cina era chiamato "
tsu ciu", calcio-palla, in Grecia "
epyskyros", a Roma "
harpastum"...per non parlare poi delle successive derivazioni quali il
Kemari e il
Cuju in Giappone e Cina, il
Calcio Fiorentino in Italia, la
Soule in Francia, l'
Hurling at Goal (o
Hurling over Country) in Inghilterra ecc...ma giochi simili erano conosciuti anche in molte altre culture, ad esempio presso i
Maori o i
Maya, e, sospetto, in qualsiasi altra civiltà che sia apparsa sulla faccia della terra! Perché prendere a calci una palla non è il semplice intrattenersi con un oggetto di forma sferica, perché il pallone come giocattolo non è una mera cosa come tutte le altre...giocare attorno ad un pallone è giocare il gioco stesso del mondo, perché, in maniera fondamentale, il football è una
rappresentazione del mondo, dell'esistenza, anzi, una delle sue manifestazioni più importanti. Il pallone è quasi lo specchio della sfera dell'Essere, il luogo dove esso viene a chiamata e si gioca: giocare la palla è come giocare il gioco dell'Essere stesso, il gioco del mondo e del suo eventuarsi: perché lì, in quella sfera, il mondo è chiamato a dirsi, laddove
i quattro sono chiamati a raccolta: la
terra e il
cielo, i
mortali e il
divino; dal punto di vista delle scienze esatte, ma anche del nostro disincantato sguardo quotidiano, questa visione può apparire strana, fantasiosa, banale...tuttalpiù poetica: ma è proprio nella
poesia che abita il senso della rappresentazione, perché la poesia è l'apertura al mondo, al cosmo, dove le cose sono davvero ciò che sono...nella poesia accade la rappresentazione del mondo: e così accade una
metafisica del football, dove la
terra non è lo strumento di sfruttamento e manipolazione quotidiano, ma il luogo dove in un certo spazio e tempo, secondo certe regole, va in scena il movimento del
cielo, lungo le magiche traiettorie che la palla percorre, come il sole, gli astri, la vita, e accade il
divino come manifestazione nella quale la comunità degli
uomini si riconosce e si unisce; non solo metaforicamente, come la visione poetica potrebbe indurre a pensare: per i Maya, ad esempio, questo gioco rappresentativo aveva a che fare con delle precise cerimonie cosmologiche e sacrificali, l'
hurling at goal inglese con dei rituali di fertilità...ogni popolo, ogni cultura, nel gioco con la palla vede la sua rappresentazione del mondo! E se mettiamo l'uomo che prende a calci una palla al centro di questa visione poetica, a relazionarsi coi quattro, allora capiamo il
senso antropologico del calcio, e come il mondo sia dappertutto e sempre in un pallone. Il legame con la terra è nel
piede, l'
umiltà che precede la gloria: il piede come ciò che tiene legati al suolo, che ci fa sentire la terra, che conduce l'umanità lungo le sue strade...il piede come musichiere del ritmo, camminando o correndo, il ritmo come rimbalzo del terreno, delle stagioni, dei cicli...nel piede c'è cioè la modesta preghiera che parte dalla terra, e attraversa la nostra posizione eretta: dà slancio e verticalità al nostro essere al mondo, ci apre uno sguardo sul mondo come un orizzonte sul quale siamo aperti e possiamo guardare, e andare...inseguendo in questo movimento traguardi rischiosi, e gloriosi...l'umiltà che precede la gloria! Nell'umiltà del piede è la popolarità del football...lo sport del popolo, della gente, degli umili legati alla terra...di tutti: perché nel campo di calcio c'è la fatica ed il sudore del lavoro quotidiano, con i suoi avanzamenti e le sue ferite, e poi le sentenze, a volte dure e inaspettate, a volte leggere e fruttuose, della terra, la più dicente...perché nei piedi che vi si appoggiano ci sono tutti i modi di rapportarsi a lei, "la madre dall'ampio petto", che tutti li accoglie: la tenacia e la determinazione, la costanza e la fatica, la leggerezza e la fantasia, i tempi d'ozio e i lampi dell'invenzione geniale...il tocco del nostro essere, la
tecnica parte essenziale della nostra esistenza, modalità primaria dello stare al mondo, ancorati alla terra; e nel piede c'è anche la
lotta per conquistarsi la propria piccola porzione di terreno, il proprio posto al sole, per coltivare i propri sogni e conquistare i propri obiettivi: la lotta, una corsa con se stessi e il proprio lavoro, con gli altri che stanno nel mezzo, con i decreti del cielo e la sua giustizia, buona o cattiva che sia (una lotta anche violenta come testimoniano tutte quelle manifestazioni del gioco con la palla che abbiamo elencato, nelle quali l'elemento sanguinario e a volte addirittura sacrificale era essenziale); il piede è l'appoggio sulla terra, e lo slancio all'obiettivo che ci prefiggiamo di raggiungere, attraverso la tecnica e la lotta...la meta, il
goal...la palla come e dove noi la vogliamo, il mondo che vogliamo! Una visione del mondo, come un cammino che dalla terra, attraverso il piede, ci abita nell'animo...perché la gloria del
cielo si conquista con le fatiche e i frutti della terra, e i soli, gli astri, i cieli sotto ai quali giochiamo con la meteora che abbiamo a disposizione e lanciamo nei suoi spazi, sono anche i nostri sogni e desideri (
de-siderum) che ci abitano dentro: la palla lanciata dalla terra è come percorresse qua e là il cosmo, inseguendo gli aneliti dei contendenti, tracciando un destino al quale tutti si dovranno adeguare, il risultato ineludibile del campo...perché i sogni dell'
animo, i sogni degli umili, sono stesi leggeri sotto ai piedi, e da lì partono...perché "
se avessi il drappo ricamato del cielo, intessuto dell'oro e dell'argento e della luce, i drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte, dai mezzi colori dell'alba e del tramonto, stenderei quei drappi sotto ai tuoi piedi: invece, essendo povero, ho soltanto i sogni; e i miei sogni ho steso sotto ai tuoi piedi; cammina leggera, perché cammini sui miei sogni!" (Yeats); i
sogni stesi sul campo di gioco, sulla terra, abitano nell'animo di tutti i bambini che giocano a pallone sui campi polverosi e sconnessi delle periferie, o ben fatti dei centri, e brillano nei loro occhi; se è vero come dicevano gli antichi che l'
occhio è lo specchio dell'anima, allora lì si riflettono i sogni e i desideri anelati al cielo, percorsi sul tappeto sotto ai piedi: ci sono gli occhi dei popoli e delle culture e gli occhi dei singoli, gli occhi della miseria e della fame e quelli dei ricchi, gli occhi della fede che abita in se stessi e quelli che guardano agli idoli; ogni volta che si scende in campo, si è sotto lo stesso cielo, guardando cieli diversi, con occhi diversi: il coraggio, la sicurezza, la paura, la speranza, l'umiltà e la gloria, la fiducia e l'imitazione, la determinazione e la concentrazione, la fantasia e la concretezza...tutte le virtù dell'animo stese sul campo, riflesse negli occhi con la leggerezza del cielo: ci sono gli occhi dei predatori fissi davanti a loro stessi, diretti alla preda, all'obiettivo (gli occhi della tigre), e gli occhi che sanno vedere tutto attorno in uno sguardo totale (gli occhi del profeta), gli occhi del divertimento e gli occhi del lavoro, l'
animo espugnandi e l'animo raziocinante...come l'unico cielo cambia e non è mai lo stesso, così i cieli del football sono la leggerezza degli sguardi e dei sogni, delle visioni del mondo, che si confrontano e si scontrano, nelle magiche traiettorie che la palla percorre tra questi spazi...sotto lo stesso cielo, che è uno, e decreterà inesorabilmente il vincitore!
Traguardi di vittoria che abitano l'animo e si esprimono attraverso il piede, a volte attraverso la
mano...la mano che in molti giochi di calcio accompagna l'uso del piede...perché la mano, "
organo degli organi" (Aristotele), strumento del lavoro umano che ci differenzia dagli animali, è l'anticamera del cervello, e l'intelligenza del gioco: afferrare con la mano è afferrare con la mente (è il
concetto: da
concipere,
cum-capere), è concepire e leggere il gioco: la raffinatezza - la mano umana è capace di più movimenti di qualsiasi altro organo del corpo - e la nobiltà del gioco passano attraverso la mano: il calcio moderno si è separato dal rugby proprio nell'esclusione del gioco di mano (le due direzioni individuano quindi precise filosofie diverse dei due giochi), che diventa
fallo, delegato solo alla rimessa laterale, un gesto appunto "
laterale", e alle parate del portiere, quasi l'ultimo baluardo e custode del destino, che si frappone ai desideri delle cose umane (
katà-to-kreon, il destino della necessità, è nel frammento di Anassimandro l'intima mano (
cheir) dove tutte le cose accadono, vengono e tornano, appunto "secondo necessità"); l'intelligenza della mano, l'intelligenza peculiare degli
uomini, è nel calcio delegata ai concetti della mente, nella
testa: perché letteralmente il concetto raccoglie la diversità e le particolarità concrete dei tanti per farne unità astratta: così i partecipanti alla competizione diventano una
squadra, una società, che condivide dei valori comuni, delle regole e una filosofia di gioco, un credo strategico: la
tattica diventa allora parte di quella strategia, come quei meccanismi che unendo le diversità affinano il gioco dei molti, unendolo in sottili e delicate trame, preparate finemente, con obiettivi da raggiungere: ci sono tattiche offensive e difensive, di proposta e di attesa, collettive e individuali, d'azione o reazione, dinamiche o statiche...; nel confronto delle tattiche c'è lo scontro dei pensieri degli uomini, una dialettica affascinante dove essi vorrebbero sottrarre al mistero il corso dei cieli, dirigerlo con l'intelligenza e portarlo sulla terra, in campo: ecco le statistiche, la pianificazione, gli allenamenti, la razionalizzazione e l'astuzia, nel desiderio di calcolare l'esito dell'incalcolabile, il verdetto che invece è sempre in gioco...perché la palla è rotonda, come un astro, e la sua luce misteriosa andare in ogni direzione! Ma le filosofie sono inevitabili...e come gli uomini si rapportano alla terra, così la testa si relaziona al piede, e la tattica alla tecnica, in un incastro unico e irripetibile, di volta in volta diverso, a seconda dello sguardo umano, della visione del mondo che vi si posa...e solo uno sguardo che astrae, postumo e razionale, può separare ciò che è originariamente e poeticamente unito: è lo sguardo degli uomini al centro del gioco, la loro finitezza, i loro interessi e desideri che guardano secondo prospettive diverse a quel oggetto di forma sferica, la palla, dove in realtà è racchiuso e rappresentato un mondo; uno scenario
divino che non si può mai cogliere nella sua totalità, perché "
dio è giorno e notte, inverno e estate, guerra e pace, sazietà e fame; e muta come il fuoco quando si mescola ai profumi e prende nome dall'aroma di ognuno di essi" (Eraclito); il football è mosso da questa diversità di sguardi sul mondo, che sono scenari divini, che sono l'
emozione (
e-mozione, ciò che muove) che trae in gioco. Gli dei del calcio sono molti, le emozioni indescrivibili che trascendono i
limiti dello sguardo squisitamente umano: la gioia del gol, la gloria della vittoria, la bellezza della giocata, la grandezza dell'idolo, la passione del tifo...oltre i limiti del quotidiano, dell'umano, del terrestre, verso i sogni del cielo dove abitano gli dei; di fronte a tali emozioni il limite e la finitezza che siamo traballa, il
cuore vacilla...e irrora il sangue che dà vita al gioco, perché senza passione, senza cuore, il calcio non è niente! Allora allo sguardo divino che abita nelle nostre emozioni, nel nostro cuore, e anima la nostra passione, i quatto si uniscono, in una combinazione unica che rispecchia la nostra esistenza, e che non si può descrivere...perché una rappresentazione è una rappresentazione, è parola lasciata alla poesia, e non alla descrizione razionale; è semplicemente la rappresentazione della nostra esistenza, un limite, un frammento divino della totalità che si nutre di tutti gli aromi e profumi diversi del fuoco della passione! Nel gioco, quando si uniscono i quattro, abita inconsapevole una visione del mondo, personale, di una cultura di un popolo, di tutti gli uomini, che il pallone riflette...
the world in a ball...perché alla palla ruotano attorno il corpo e il mondo; il corpo, con il piede e la sua tecnica, l'occhio e il desiderio, la testa e la sua tattica, il cuore e l'emozione; e il mondo nell'unione dei quattro: la terra e il cielo, il mortale e il divino; tutto in un pallone...perché nel corpo in gioco con la sfera, è rispecchiata una rappresentazione del mondo...della nostra esistenza, che è esistenza del corpo...
Tommy